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  • Geochelone Stigmochelys pardalis

    Area di distribuzione
    Sono conosciute 2 sottospecie: S. pardalis babcoki e S. pardalis pardalis.
    S. pardalis babcoki è diffusa nell’Africa centro orientale e meridionale, è presente in Etiopia, Sudan, Kenya, Somalia, Zambia, Mozambico, Angola e Malawi.

    Classificazione
    Regno: Animalia
    Phylum: Chordata
    Classe: Reptilia
    Ordine: Testudines
    Sottordine: Cryptodira
    Superfamiglia: Testudinoidea
    Famiglia: Testudinidae
    Genere: Stigmochelys
    Specie: S. pardalis

    Caratteristiche Fisiche
    S. pardalis è una specie di grandi dimensioni, può infatti raggiungere i 60 cm di lunghezza per raggiungere anche i 40 kg di peso.
    Il carapace è molto bombato, sul fondo chiaro color crema, si estendono macchie nere che riconducono al mantello maculato del leopardo, da qui il nome comune: la testuggine leopardo.
    Il piastrone si presenta anch’esso color crema con piccole macchie nere.



    La distinzione fra le due sottospecie, è possibile esaminando alcuni caratteri:
    S.p. pardalis: in esemplari neonati la distinzione è abbastanza semplice, in quanto presenta 2 macchie al centro degli scuti vertebrali, per quanto riguarda esemplari adulti o subadulti invece, sarà necessario basarsi sul colore e sulla forma del carapace, dove infatti le macchie nere sono più intense e la forma è piuttosto larga.
    S.p. babcoki: i piccoli di questa sottospecie invece, presentano una sola macchia sugli scuti vertebrali, e in esemplari più grandi la colorazione è più chiara e il carapace risulta più alto e bombato.

    Dimorfismo Sessuale
    Il dimorfismo non è molto evidente in questa specie se non al raggiungimento della taglia di 20 cm, in quanto maschi immaturi possono trarre in inganno.
    Un altro elemento distintivo può essere la dimensione in relazione fra maschio e femmina, rapporto invertito a seconda della sottospecie:
    S.p. pardalis maschi più piccoli delle femmine
    S.p. babcocki maschi più grandi
    I caratteri distintivi sono, nei maschi:
    -coda lunga e appuntita
    -piastrone concavo
    -forma del carapace più allungata
    -lo scuto sopracaudale termina rivolto verso l’interno lasciando così poco spazio fra la parte finale del carapace e il piastrone
    -gli scuti anali si chiudono prendendo una forma a V
    I caratteri distintivi nelle femmine invece:
    -coda molto piccola e tozza
    -piastrone piatto
    -forma del carapace più allungata
    -lo scuto sopracaudale al contrario del maschio, rimane più aperto, lasciando così lo spazio necessario alla deposizione.
    -gli scuti anali si chiudono prendendo una forma a U


    Maschio Femmina

    Femmina

    Maschio

    Femmina Maschio

    Femmina

    Maschio


    Alimentazione
    S . pardalis segue una dieta completamente vegetariana.
    Se teniamo in considerazione l’habitat dal quale proviene questa specie, possiamo facilmente intuire che una grossa percentuale dei pasti consiste in erbe e arbusti secchi.
    Questa sarebbe quindi l’alimentazione ottimale da fornire alla tartaruga leopardo, pasti che escludano completamente frutta e proteine di ogni genere, e alimenti poveri di acqua.
    Quindi somministreremo erbe di campo leggermente essiccate, altrimenti cicorie, foglie e fiori di ibisco, foglie di vite e pale di opuntia.
    L’errata alimentazione in questa specie porta alla formazione di evidenti piramidi sugli scuti del carapace, cosa che purtroppo caratterizza molti degli animali tenuti in cattività.

    Allevamento
    Questa specie non effettua letargo, è necessaria quindi una sistemazione indoor durante la stagione fredda.
    Viste le dimensioni considerevoli raggiunte da questa specie, i classici terrari domestici (1 metro quadrato per esemplare) andranno bene fino a che l’animale non supera i 20 cm, poi sarà necessario allestire un grande terrario, preferibilmente aperto per mantenere un’umidità ambientale bassa, attorno al 40-60%.
    In terrario è necessario ricreare una zona calda e secca, con temperature sotto lo spot che raggiungo i 36 gradi e un’umidità del 40%, e una zona più fresca con 24-26° C, e leggermente più umida (60%).
    La temperatura notturna dovrà scendere fino a 20-22°.
    Per quanto riguarda l’illuminazione e il riscaldamento del terrario sarà necessario fare diverse prove per verificare che si riescano a mantenere i valori sopra descritti, essendo una specie desertica, S. pardalis necessita di molta luce, sono consigliate quindi le lampade ai vapori di mercurio, in quanto consentono all’animale sia di scaldarsi che d ricevere una buona quantità di raggi UVB.
    Se invece si dovesse optare per le classiche compatte o i tubi al neon, sarà opportuno non collocarli a più di 20 cm dal carapace, e abbinarli ad una lampada spot, o una lampada in ceramica.
    Quando le temperature esterne si attesteranno a quelle sopra indicate, sarà possibile trasferire gli animali all’esterno, facendo sempre attenzione alle giornate più fresche e umide, durante le quali sarà necessario riportare le tartarughe all’interno.Un buona soluzione per evitare ristagni di umidità, consiste in un sottofondo con un buon livello drenante, composto da strati di sabbia sotto uno strato di una ventina di cm di terra.
    Molti allevatori per facilitare il tutto, ricorrono ad un collegamento fra la sezione esterna alla stanza terrario, in modo che gli animali possano muoversi autonomamente e scegliere così le condizioni ottimali.
    Bisogna porre poi l’attenzione alla frequenza con cui mettere a disposizione l’acqua, che non va lasciata sempre a disposizione per non aumentare la percentuale di umidità all’interno del terrario.
    In caso di esemplari alimentati in modo corretto (cibo secco) sarà opportuno mettere a disposizione l’acqua 2 giorni alla settimana, durante i quali gli animali effettueranno lunghe bevute immergendosi per idratarsi.
    In caso invece gli animali siano alimentati con molto cibo fresco, la necessità di mettere a disposizione l’acqua è molto meno sentita, e sarà sufficiente un giorno ogni due settimane.

    Accoppiamento e Riproduzione
    La maturità sessuale in questa specie viene raggiunta in media quando le dimensioni sono di 20-22 cm per i maschi (7 anni), e 24-26 cm per le femmine (8-9 anni).
    Il corteggiamento in questa specie è abbastanza tranquillo, in quanto il maschio non ha quasi la necessità di costringere la femmina all’accoppiamento come invece avviene per altre specie africane come C. sulcata, anche il rapporto fra maschi è abbastanza tranquillo, se non qualche breve litigio durante il periodo degli accoppiamenti.
    Gli accoppiamenti sono molto frequenti e possono protrarsi per diverse settimane.
    Dopo 30-40 giorni la femmina sarà pronta a deporre, ed eseguirà diverse buche di prova fino a trovare il sito idoneo dove deporre numerose uova, a seconda della taglia dell’animale si può arrivare anche a 30 uova per deposizione.
    Durante l’anno si possono avere fino a 4 deposizioni.
    Le uova andranno poste in incubatrice ad una temperatura di 29-30 gradi con un’umidità attorno al 70%.
    I tempi d’incubazione possono protrarsi dai 120 giorni fino a 180 giorni.

    Cura dei Piccoli
    I piccoli non necessitano di cure particolari, se non forse nella necessità di una maggiore percentuale di cibo fresco, e comunque di una maggiore disponibilità di acqua.

    Legislazione
    S. pardalis è inserita in appendice II CITES



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    Fotografie di dimorfismo in Pardalis babcoki gentilmente concesse da Nicola Zucchinali