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  • Testudo horsfieldii

    Questa specie è stata descritta per la prima volta da John Edward Grey nel 1844 e denominata Testudo horsfieldii. Più di un secolo dopo Khozatsky e Mylnarski (1966) suggerirono di rimuovere tale specie dal genere Testudo includendola in un genere proprio dal nome Agrionemys. Questi autori ritenevano che alcune delle caratteristiche morfologiche primitive di questa specie la distinguessero dal resto degli esemplari conosciuti di Testudo, sia fossili che viventi. Tali caratteri sono: il piastrone privo di ponte e la presenza di sole 4 dita negli arti anteriori e posteriori con i corrispettivi 4 metacarpi a livello scheletrico. Nonostante la comprovata veridicità di queste affermazioni non vi è, al momento, consenso unanime a tal proposito per cui la specie horsfieldii rimane ufficialmente compresa nel genere Testudo.



    Tassonomia:
    Regno: Animalia
    Phylum: Chordata
    Classe: Reptilia
    Ordine: Testudines
    Sottordine: Cryptodira
    Superfamiglia:Testudinoidea
    Famiglia: Testudinidae
    Genere: Testudo
    Specie: Testudo horsfieldii
    Sottospecie:
    Testudo horsfieldii horsfieldii (Gray, 1844)
    Testudo horsfieldii rustamovi (Chkhikvadze, Amiranashwili & Atajew,1990)
    Testudo horsfiedii kazakhstanica (Chkhikvadze, 1988)
    Testudo horsfieldii baluchiorum (Annandale, 1906)
    Testudo horsfieldii kuznetzovi (Chkhikvadze, Atajew, Shammakov & Zatoka, 2009)
    Testudo horsfieldii terbishi (Chkhikvadze, 2009)

    Altri nomi comuni: tartaruga russa, tartaruga delle steppe, tartaruga afgana, tartaruga dalle 4 dita, tartaruga dell’Asia centrale.


    Area di distribuzione ed habitat:
    Questa specie è distribuita in un ampio areale che va dalla costa sud-orienatle del Mar Caspio fino alla Cina occidentale e comprende Iran, Afganistan e Pakistan. In particolare le diverse sottospecie sono così distribuite:
    • T.h.horsfieldii: Armenia, Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan, Iran, Afganistan, Pakistan e Cina.
    • T.h.rustamovi: Turkmenistan, Iran.
    • T.h.kazakhstanica: Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan
    • T.h.baluchiorum: Belucistan.
    • T.h.kuznetzovi: Turkmenistan, Uzbekistan
    • T.h.terbishi: Mongolia

    L’ambiente in cui vive è caratterizzato da zone aride e rocciose con sporadici corsi d’acqua o ruscelli nei pressi dei quali la vegetazione è più ricca. Nello specifico le sottospecie baluchiorum, kazakhstanica e horsfieldii prediligono la steppa sabbiosa o argillosa presente ai margini dei deserti mentre la T.h.rustamovi vive prevalentemente in zone montagnose dal clima più mite (fino a 2500 m) con suolo brullo o dune sabbiose. Gli sbalzi climatici tipici dell’ areale inducono gli esemplari a scavare profonde gallerie nel terreno (fino a 2-3 m) o ad occupare tane abbandonate da mammiferi in cui ripararsi dal freddo rigido o dal caldo torrido. Tali rifugi possono essere occupati anche da più esemplari contemporaneamente. A causa delle caratteristiche del clima questa specie risulta attiva pochi mesi l’anno. T.h.baluchiorum, T.h. kazakhstanica, T.h.kuznetzovi e T.h.horsfieldii hanno un periodo di attività compreso fra Aprile e Luglio passando spesso dal letargo all’estivazione nel caso in cui ad un estate torrida segua un inverno precoce e molto rigido. T.h. rustamovi normalmente non esegue estivazione ed è inattività da Maggio a Settembre sebbene in piena estate emerga dai rifugi solamente all’alba o al crepuscolo per alimentarsi.


    Caratteristiche fisiche:
    E’ una specie di medie dimensioni che vanno dai 15 cm dei maschi ai 20 cm delle femmine. Il carapace è di forma tondeggiante, schiacciato in senso dorsoventrale e con scuto sopracaudale unico. La colorazione varia, a seconda di sottospecie ed età, dal giallo ocra al marrone chiaro con macchie nere o marrone scuro al centro di ogni scuto. Il piastrone è bruno o completamente nero con sfumature giallo olivastre lungo i margini degli scuti e non presenta cerniere. Il ponte fra gli scuti addominali e pettorali in questa specie di testudo è assente. La coda è dotata di astuccio corneo ed ai lati di essa sono spesso presenti una o più coppie di tubercoli solitamente di dimensioni maggiori negli esemplari di sesso maschile. Ogni arto presenta apparato muscolare ben sviluppato e quattro dita con unghie forti adatte allo scavo. L’epidermide è di color giallo ocra.
    Tali caratterische fisiche variano nell’ambito delle diverse sottospecie:
    • T.h.horsfieldii: è la sottospecie che raggiunge dimensioni maggiori e le femmine possono misurare fino a 23 cm di lunghezza. Il colore del carapace è solitamente giallo verdastro o giallo arancio.
    • T.h.rustamovi: al contrario della precedente è la sottospecie di dimensioni minori, gli esemplari di sesso femminile non superano i 18 cm di lunghezza. La macchie al centro degli scuti sono molto estese e di colore bruno scuro o nero con solo un orlo giallo ocra lungo i bordi. E’ l’unica sottospecie che non esegue estivazione durante l’estate date le temperature più miti del territorio di provenienza.
    • T.h.kazakhstanica: ècaratterizzata da una diversa conformazione del carapace che appare meno tondeggiante e più bombato rispetto alle altre sottospecie.
    • T.h.baluchiorum: è la variante delle quattro a colorazione più chiara ed uniforme.



    Dimorfismo sessuale:
    Gli esemplari di sesso maschile raggiungono dimensioni minori rispetto alle femmine. La coda nei maschi appare più lunga, con base più ampia ed apertura cloacale più vicino all’apice. Il piastrone è piatto nelle femmine e negli esemplari giovani mentre presenta concavità medio-posteriore nei maschi per facilitare la monta durante l’accoppiamento. Gli scuti anali del piastrone sono di altezza minore nei maschi e formano un angolo più aperto, mentre lo scuto sopracaudale appare curvo verso il basso a protezione della coda. Nelle femmine l’angolo formato dagli scuti anali è più acuto e la distanza fra esso e lo scuto sopracaudale è maggiore in modo tale da permettere il passaggio delle uova durante la deposizione.





    Allevamento:
    E’ possibile allevare con successo questa specie all’esterno tutto l’anno se si riescono a garantire condizioni climatiche il più simili possibile a quelle originarie. Provenendo da habitat aridi, infatti, le T.horsfieldii sono molto sensibili all’umidità che deve, quindi, essere mantenuta entro un gradiente molto limitato, soprattutto durante il letargo. Il terreno in cui posizionare il recinto deve essere esposto a sud e soleggiato fin dalle prime ore del mattino, con fondo asciutto e ben drenato. Sabbia e sassi in aggiunta alla comune terra non trattata saranno molto graditi. E’ invece da evitare la presenza di manto erboso, erba falciata e/o foglie che, trattenendo pioggia e rugiada, tenderebbero ad aumentareil tasso di umidità. Le dimensioni del recinto devono essere adeguate alla grandezza ed al numero di esemplari che dovrà ospitare. In caso di esemplari adulti si consiglia un area di lunghezza e larghezza pari ad almeno 10 volte la misura del carapace dell’animale. La struttura del recinto può essere costruita in legno, pietra, mattoni o rete metallica. In caso si utilizzi la rete è consigliabile che sia a maglie strette ed interrata di almeno 50cm in modo da permettere agli animali di scavare ma impedendone la fuga. E’ necessario, inoltre, schermare la parte bassa del recinto con un materiale che non permetta appigli per un altezza pari ad almeno il doppio della lunghezza del carapace degli esemplari, al fine di impedire che si arrampichino con rischio di fuga o cadute dall’alto. Le T.horsfieldii sono abili scavatrici ed ottime arrampicatrici. E’ opportuno, soprattutto in caso di esemplari di piccole dimensioni, posizionare la rete sia sotto che a copertura del recinto, in modo da proteggere le tartarughe da pericolosi attacchi di predatori quali roditori e/o uccelli. All’interno della struttura devono essere posizionati cespugli o piante striscianti che garantiscano zone d’ombra ed uno o più rifugi posti al riparo dalla pioggia e che si mantengano asciutti all’interno.
    L’allevamento indoor di questa specie non è consigliato essendo difficile garantire gli adeguati paramentri ambientali. In caso non ci siano alternative è necessario costruire un terrario attrezzato di almeno 2m x 2m Il materiale da preferire per l’allestimento è il legno trattato con vernice impermeabilizzante ad acqua. Plexiglas e vetro sono da evitare in quanto la vista del territorio circostante sarebbe causadi continuo stress per gli animali che si sentirebbero costantementein pericolo. Il terrario è necessario che sia scoperto in modo da mantenere il tasso di umidità intorno al 50%. Il posizionamento all’ interno di un igrometro per monitorare tale gradiente è comunque consigliato. Il substrato deve avere una profondità di almeno 30 cm ed essere ben drenante. Una miscela di terra argillosa, sabbia e ghiaia risulterà utile a tale scopo. All’interno della struttura devono essere inoltre presenti almeno due rifugi (posizionati ai lati opposti della struttura) ed una ciotola d’acqua fresca almeno 3 volte a settimana.
    Il terrario deve essere dotato di lampada a raggi UVB al 8-10% e lampada riscaldante,preferibilmente in ceramica, che mantenga una temperatura diurna di 30°-32°C nella zona calda e 25°-27°C nella zona fredda. Di notte deve essere garantita una temperatura costante di circa 18°-20°C.




    Alimentazione:
    E’ una specie strettamente erbivora. Gli esemplari selvatici, provenendo da ambienti estremamente aridi, si nutrono per lunghi periodi di erbe essiccate ed integrano frequentemente la loro dieta con chiocciole e piccoli artropodi che rappresentano una buona fonte di calcio. Sono inoltre spesso costretti a periodi di digiuno più o meno lunghi.
    In cattività gli animali risultano spesso sovralimentati per cui si consiglia di seguire una alimentazione di base costituita essenzialmente da erbe selvatiche come graminacee, tarassaco, trifoglio, malva, piantaggine etc. che crescono spontaneamente in prati e giardini. Altri alimenti idonei sono l’erba medica (in moderate quantità) e le foglie di fico d’india. Nei periodi in cui queste erbe sono di facile reperibilità non è necessario somministrare altri alimenti o integratori. I vegetali coltivati possono essere utilizzati per brevi periodi quando vi sia carenza di erbe spontanee. Tra questi sono da preferire: radicchi, cicorie, indivia, carote, ravizzone e cardi. La frutta e gli ortaggi devono essere proposti raramente (10% della dieta) e possono comprendere: melone, mela, pera, anguria, fragole, albicocche, more, lamponi, zucchine, zucca, cetrioli.
    Per tutta la durata della stagione estiva è comunque consigliato somministrare agli animali erbe essiccate e/o fieno a giorni alterni al fine di riprodurre i cicli alimentari stagionali propri della specie.
    Carboidrati, latte, proteine del latte e alimenti di origine animale (carne, mangime per cani e gatti etc.) sono da considerersi assolutamente controindicati.
    Per garantire un adeguato apporto di calcio è opportuno lasciare sempre a disposizione dell’ osso di seppia di cui la tartaruga si servirà secondo necessità.


    Corteggiamento:
    Il rituale di corteggiamento avviene prima di ogni accoppiamento ed è piuttosto peculiare. Il maschio compie diversi giri intorno alla femmina per fermarsi infine di fronte ad essa e dopo aver esteso il collo al massimo, scuote ripetutamente su e giù la testa fissando la femmina direttamente negli occhi. A questo punto il maschio la aggira spingendola e pizzicandole le zampe posteriori per indurla all’ immobilità. Una volta che la femmina è immobile avviene la monta. Durante la copula il maschio emette tipici cigolii o talvolta schiocchi. Raramente le spinte ed i morsi dei maschi possono provocare ferite a femmine reticenti. I maschi sono, invece,solitamente molto aggressivi con altri esemplari dello stesso sesso per cui è consigliabile tenerli separati soprattutto durante la primavera. La femmina può conservare lo sperma del maschio in un organo apposito (spermateca) ed utizzarlo per deposizioni successive anche fino a 4 anni dopo l’accoppiamento (anfigonia ritardata). Il rapporto ideale di un gruppo riproduttivo è 1 maschio e 3 femmine, o 2 maschi e 5 femmine.



    Deposizione:
    La riproduzione di questa specie in cattività è piuttosto rara per le difficoltà nel riprodurre in modo preciso e costante i parametri climatici caratteristici degli areali di provenienza.
    Le femmine possono deporre fino a tre volte durante il periodo che va da Maggio a Luglio ma più spesso si assiste ad una singola deposizione nel mese di Giugno. Ogni deposizione conta da 2 a 6 uova a seconda delle dimensioni e dell’età della femmina. Le uova incubate a terra schiudono dopo 90-120 giorni ed in alcuni casi (deposizioni tardive) il cucciolo può effettuare letargo all’interno dell’uovo ed emergere in superficie all’inizio della primavera successiva. Le uova possono essere portate a termine in incubatrice utilizzando un contenitore di plastica forato con coperchio e un fondo di vermiculite. La temperatura d’ incubazione consigliata è fra di30-31°C sia il giorno che la notte, con un tasso di umidità compreso fra il 60 e l’80%. Mantenendo costanti tali parametri la schiusa avviene di solito dopo 60-75 giorni.
    I piccoli alla schiusa misurano 3-4 con di carapace ed hanno caratteristiche sovrapponibili agli individui adulti.
    Sono documentati ibridi con T.graeca ibera e T.hermanni boettgeri.

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    Cura dei cuccioli:
    I cuccioli alla schiusa misurano 4,2 cm x 5 cm ed hanno un peso compreso fra i 18 e i 23 gr. Le caratteristiche fisiche sono sovrapponibili a quelle degli esemplari adulti. Il tasso di crescita è massimo nei primi 12 mesi di vita e se sovralimentati tendono velocemente al soprappeso. Si consiglia quindi un regime alimentare controllato fin dai primi mesi di vita. La stabulazione in terrario è consigliata per i cuccioli schiusi da uova incubate artificialmente per il tempo necessario all’adeguamento delle temperature esterne a quelle indoor dopodichè possono essere trasferiti all’aperto in un recinto a loro dedicato.




    Legislazione:
    Questa specie è inseritain Appendice II C.I.T.E.S. Allegato B.


    Bibliografia:
    1. Highfield Andy C. “A habitat for theHorsfield’s or Russian Tortoise” ASRA Journal 1992.
    2. Highfield Andy C. “The Horsfield’stortoise: Testudo horsfieldi (Grey) 1944 - A brief review of it’sbiology, ecology & captive breeding”.
    3. Anderson Cohen Mary “Russian Tortoise” Tortuga Gazette30(11): 1-4, November 1994.


    Un grazie a Maura72 per il lavoro di ricerca e a Manuel per le foto.