GEAPRESS – Erano in partenza per chissà dove, ma provenivano da Sicilia, Puglia e Calabria. A trasportare le 24 testuggini, due trafficanti di animali del beneventano che ora, oltre alle sanzioni comprese tra sessanta e novantamila euro, rischiano di perdere la licenza di commercio del negozio di animali a loro intestato. Ad intervenire le Guardie LIDA dirette da Saverio Mazzarella e dai Carabinieri di Mirabella Eclano, comandati dal Maresciallo Mario Mandolesi.Le testuggini, pigiate all’interno di una scatola di cartone sporca di escrementi, sono state sequestrate all’altezza del casello autostradale “Avellino Est” dove i due trafficanti erano in procinto di partire dopo la sosta in un autogrill.
Al fermo dei due sono seguite le perquisizioni domiciliari, e nel negozio di animali. Al sequestro della fauna si è cosi aggiunto quello di numerose gabbie trappola, adibite alla cattura illegale di avifauna selvatica, detenute nel negozio di animali. Nelle abitazioni, invece, sono state trovate altre 19 tartarughe, appartenenti alla stessa specie di quelle trasportate (Testudo hermanni) ed una “marginata”. Quest’ultima, vive in Sardegna. Le 19 testuggini “hermanni” erano prive di ogni documentazione di legge, mentre per la “marginata” veniva esibito un certificato Cites in lingua tedesca, riferito, però, a chissà quale altro animale. La lettura con il lettore ottico della targhetta nella zampa, forniva, infatti, un codice diverso da quello risultante nel certificato. Il valore commerciale dei rettili si aggira almeno ai 20.000 euro.
Quello ora comunicato dalla LIDA di Aversa è solo l’ennesimo sequestro di tartarughe appartenenti alla fauna italiana. Il problema, come molti degli animali inseriti nelle Appendici della Convenzione di Washington, sul commercio di specie in via di estinzione, risiede nella possibilità di detenere animali, se nati in cattività, oppure appartenenti a specie che, sebbene tutelate, si possono commerciare all’interno di quote stabilite. La richiesta del mercato e le difficioltà ad allevarle per la riproduzione, fa si che il prelievo in natura continui ad avvenire sempre in maniera molto preoccupante. Tartarughe italiane, secondo indagini del Servizio delle Dogane e del Corpo Forestale dello Stato, possono così essere finite nei piatti della tristemente famosa zuppa di tartaruga in uso in alcuni paesi orientali, mentre agguerrite bande di trafficanti operano nell’Italia meridionale, specie in Sicilia e Campania, per rifornire numerosi terraristi del centro e nord italia.
Una indagine portata a termine l’anno scorso dal Corpo Forestale dello Stato, svelò, infatti, una ramificata organizzazione che smerciava, in numerose regioni italiane, tartarughe prelevate in Sardegna. In quel caso fu, peraltro, possibile rintracciare numerosi privati detentori ai quali vennero sequestrati 150 animali. Ad uno di questi, vennero inoltre sequestrate numerose armi detenute clandestinamente. A capo dell’organizzazione, un gruppo di siciliani della provincia di Palermo, con solidi contatti nel nord Africa (agli stessi vennero sequestrate 1400 tartarughe nord africane ed erano aanche coinvolti in un traffico di SUV rubati), mentre importanti contatti vennero rilevati sopratutto in Campania. Le tartarughe venivano vendute anche via internet.

Fonte: GeaPress