I volontari del circolo Legambiente di Reggio Calabria, insieme ad alcuni componenti del circolo Poseidone, hanno presenziato e collaborato durante tutte le fasi di individuazione e prelievo delle uova. Legambiente, nel ringraziare per la sensibilità e l’intuizione i rappresentanti del circolo Poseidone, “veri tutori di questo fazzoletto di litorale”, in merito al ritrovamento osserva: “Sarebbe stato bello che le uova fossero rimaste nel luogo del ritrovamento.


Al momento della schiusa avrebbe costituito un’attrattiva per gli amanti della natura, una lezione all’aperto per i bambini. Purtroppo quella che fino agli anni Settanta era una spiaggia bellissima, con la sabbia bianca e fine e i sedimenti particolari, oggi è quasi scomparsa. Molte responsabilità sono dell’uomo e dei suoi interventi scriteriati.

Poiché non c’è sul litorale della città una spiaggia che, per ampiezza e sicurezza, si presti ad accogliere le uova, è inevitabile la decisione dell’Università di trasferirli altrove. Abbiamo chiesto, però, e ottenuto dai responsabili del Progetto TARTACare Calabria, che un cartello sul luogo scelto per la schiusa richiami la città e la spiaggia del ritrovamento”.



Ancora Legambiente fa notare come “la scelta di deporre le uova in quel luogo probabilmente è conseguente al ricordo di dove la tartaruga madre è nata, se non un ricordo ancestrale di un tempo in cui la nidificazione lungo la spiaggia a sud dell’antico fiume Apsias era frequente. I lavori della ferrovia prima, gli attuali lavori relativi al parco lineare sud, con una collocazione inadeguata dei massi di protezione, hanno contribuito a compromettere un angolo di paradiso. Per non parlare degli inerti sparsi dappertutto”.


Legambiente non manca di rivolgere un invito all’Amministrazione Comunale: “L’occasione del ritrovamento delle uova di tartaruga può essere il richiamo giusto che ci viene dalla natura per avere più cura dei luoghi e intanto procedere quantomeno alla rimozione degli inerti sparsi su questo spicchio di spiaggia detto “tumbinu Ramirez” e sul litorale di Calamizzi.

Tra l’altro, se, come spesso capita, la tartaruga madre dovesse decidere di tornare tra quindici giorni a deporre altre uova nello stesso luogo, troverebbe un ambiente più accogliente e nessun uovo verrebbe rotto, come in questa circostanza è avvenuto (una decina su novanta), a causa dei calcinacci, nella fase di copertura, da parte della stessa tartaruga, dopo il deposito”.

Fonte: http://reggio-calabria.mondodelgusto...ggia-litorale/